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Vincenzo Romanov

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♀ Versi del crepuscolo ♂

Vins watch the stars...spicchio di cielo personalizzato
27 novembre

Brainstorm - Maybe

You say..
My body, my hand
My heaven, my land
My guardian angel is mine

You say my dreams, my head
My sex, my bed
And its my corona with lime

And then I say ..
Maybe we could divide it in two
Maybe my animals live in your zoo
Maybe Im in love with you

You say..
My hate, my frown
My kingdom, my crown
My palace and court is mine

You say..
My lights, my show
My years to grow
The time that I spend is fine

And then I say ..
Maybe we could divide it in two
Maybe my animals live in your zoo
Maybe Im in love with you

But you say my coat, my hat
My bones, my fat
My zipper is shut by me

You say..
My skin, my blood
My devil, my god
My freedom is what you see

But still I say
Maybe we could divide it in two
Maybe my animals live in your zoo
Maybe Im in love with you

My beginning, my end
My nuclear bomb to pretend
24 novembre

Schifo

Finissimo cioccolato al latte, datteri intinti nel cioccolato fondente o kinder choco fresh? Troppo tardi, li ho già divorati tutti e 3...che schifo...e non aggiungo altro...

 
 
 
 
 

Un altro...perfavore...

Un Notturno di Chopin mi rintocca nei timpani...un pensiero mi rintocca nel cuore: quello di lui addormentato, sciolto in un sonno che, anche stanotte, mi ha scelto come uno degli ultimi da mettere a letto...
Oggi due momenti mi hanno turbato in maniera particolare: il primo é il SUO apparente cedimento di oggi pomeriggio...per un attimo interminabile ho palpato l'arrendevolezza di chi quasi si rassegna alle condizioni imposte, abbastanza da voler rinunciare a qualcosa di potenzialmente bello ( o potenzialmente nullo ), ancora da sperimentare, vivere, assaporare...probabilmente lui non lo ricorda, eppure, mentre ne parlavamo, é al MIO sogno che pensavo...quello di cui gli ho raccontato di sfuggita, e del quale forse nemmeno conserva memoria...un sogno cui mi sono paurosomente accostato di recente, e ho rigettato xké il fato aveva sbagliato protagonista...due volte...consecutive e contemporanee...un errore troppo recidivo per non pensare che mi siano state concesse DUE, solo due possibilità tra cui scegliere, e poi nulla più...un pensiero che stilla veleno, ed intossica un'onirica felicità cui sono aggrappato come se fosse già certezza.
Il secondo turbamento risale a stasera: mi sono imbattuto in una delle figure forse più patetiche, tristi e tenere conosciute da qualche tempo a questa parte...una figura di donna, esile e non più giovanissima, ebbra e intontita, che claudicante si trascinava tra i tavoli del nostro ristorante prima e le strade mezzo-illuminate del paese poi.
Un'alcolista o forse una bevitrice occasionale, arenata per caso su quel tavolo insieme al suo Moleskine, dove appuntava probabilmente idee sconnesse e obnubilate, forse ridicole forse geniali ( credo fosse una scrittrice ), mentre, disordinatamente, "infastidiva" ora me, ora Lorenzo, ora la proprietaria del locale, imbottita di Gin e Saké.
Tento di capire quale sia il problema, ma non riesco a sbrogliare la matassa di non-sense che continua a zampillare, mischindoli a risate inopportune, che non fanno altro che renderla più lontana, persa in un fiume di mezze verità ( o mezze bugie ) che mi rendono impossibile raccapezzare qualcosa.
Si porta con noi fuori dal locale, facendoci trotterellare per un'ora in circolo intorno alla piazza...vorremmo portarla al sicuro, ma l'omertosa alcolizzata non vuole dirci o non sa da dove viene, dov'é diretta e com'é arrivata lì...
Abbarbicati sugli scalini della chiesa, le parlo, e la invito a non bere mai più...lei si appoggia sulla mia spalla, e dice che sono caldo...e io vorrei che ci fosse qualcun'altro con me, in quel momento, a pronunciare le stesse parole...ora non siamo più soli: ecco la volante della polizia: documenti, domande di rito...l'alcolista, delusa ed irritatissima, non ci perdona di averla smascherata con le forze dell'ordine e di averla "messa nei guai " ( cos'ha da nascondere...e a chi? )...su consiglio della poliziotta, ci allontaniamo, dopo due ore di carousel, per tornare da dov'eravamo venuti...la donna, ormai sola, cerca di fermare la nostra macchina, ma Lorenzo la schiva e la lasciamo più sola ancora, all'ombra del campanile, sperduta in una piazza, in un'intero paese, di notte...nessuna scelta...
Segretamente sfrutterò la sua irriconoscenza per dimenticarmene, e non svegliarmi domattina con il pensiero di lei, con l'ansia d non saperla al sicuro, con la preoccupazione che lo scempio di stasera possa ripetersi...se non fosse stata così ubriaca, le avrei parlato di me, e di quanto abbia in confidenza la mancanza di controllo, che trascina lei alla bottiglia e me al frigorifero...
Un'altra notte di Cabirio é volta al termine...con il sapore di riflessioni che ognuno, almeno una volta nella vita, dovrebbe imporsi...FINE
18 novembre

DeLiRiO ( tardivo )

Sorseggio disgustato il mio antibiotico, ultimo assaggio di una febbre rapidamente sopraggiunta e rapidamente scomparsa...se non fosse per la fuga di mezz'ora di oggi pomeriggio ( caffé sul lungomare con LoLLo, come di rito ), avrei totalizzato 36 ore di reclusione forzata in casa...decisamente troppe per me...
Gli effetti della prigionia non hanno tardato a farsi vivi: sopraffatto dalla noia e dal pensiero di aver ormai bruciato il weekend ( prima che cominciasse ), spazzolo una novella ( = appena comprata ) scatola di wafer alla nocciola, sapientemente accompagnata ad altre non meglio identificate leccornie sparse in giro per casa e riunitesi poi nel mio stomaco malato ( bastasse una febbre a rendermi inappetente...). Oggi, stesso copione, ma pù pathos: l'ouverture della giornata mi vede felicemente guarito e, quindi, doppiamente attento a non uscire per non incorrere nuovamente nella malattia...entr'acte: eccitato all'idea del sabato sera che incombe...pieno di buoni propositi culinari...felice per il nuovo acquisto della mia stanza ( la statuetta di una geisha, divinamente superflua )...insomma, una sinfonia di ottimismo che cala il sipario sul  pietoso VENERDI 17 ( accusatemi di superstizione, su, provateci! ) appena trascorso. Pervaso da una ventata di lucidità sul senso della vita, mi concedo persino di dispensare buoni consigli ad un'amica in crisi...ma, come diceva Alice, " io mi so dar ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so ": lei, almeno, lo diceva ( anzi, lo cantava ) immersa in un bosco e circondata da esserini ridicoli che poi scomparivano all'improvviso ( per lo meno era uscita all'aria aperta ), mentre io, ancora relegato in casa, sventravo cucina e frigorifero appropriandomi con nonchalance di quel pezzo di pizza piuttosto che dell'ultimo kinder fettallatte, o ancora di quella marmellata ( di arance, per essere precisi...amara quanto un cespo di radicchio, disgusting ) e di quelle friabili e croccanti fette tostate olandesi...e la cioccolata del tabaccaio ( bianca, al latte, smarties e bacio alla ciliegia, meditavo da giorni di assaggiarlo )...autentico tripudio di sapori dolci e salati che, come sempre accade, monopolizzano i miei sensi ( e le mie sinapsi ), placandoli fintantoché non prendo atto e coscienza ( mio malgrado ) dello scempio che si é consumato nel mio apparato digerente e torno a deprimermi tastando i neonati grammi di grasso accumulati o facendo l'occhiolino alla pancia scoperta di fronte allo specchio, come se questo bastasse a farla restare così com'é, immutata e "piatta"...
Il vergognoso reato viene perpetrato in un lasso di tempo compreso tra i 30 e i 60 minuti...tra una cucchiaio di marmellata ( bleah ) e l'altro, ho tempo di pensare a cosa mangerò per cena, sacrosanto momento della giornata che, grazie a Dio, non tarda ad arrivare. Famelico, consumo il pasto, recitando di fronte a mia madre la parte del centellinatore schizzinoso ( " Un'altra porzione? Mmm...non so, lasciala lì, poi se ho fame la mangio " )...nemmeno il tempo di finire il "primo atto" che già il secondo é in fase di masticazione...e con maggior affanno ancora mi appresto alla porta del bagno che, chiusa come di norma a doppia mandata, mi separa dal resto della casa, complice della seconda parte del reato, senz'altro il compito più ingrato: l'OCCULTAMENTO.
Mi sbarazzo alla buona delle prove, quel tanto che basta per rendermi conto di non aver risolto nulla, perché il grosso campeggia ancora lì dove l'ho lasciato...e sembra prendersi gioco di te, che, forte dell'idea di poterlo ricacciare ( dopo settimane di inattività ) con la stessa liquidità con la quale l'hai assunto, ti sei abboffato di sporcizia come un cammello di acqua e non riesci a stappare la bocca del tuo stomaco, che secerne effluvi singhiozzanti come se fosse un colino. BASTA. Sfrutterò l'effetto placebo del "parziale successo ". Sarà il mio segreto, e domani reciterò ancora il ruolo del piacione che mangia come un uccellino in pubblico e un bisonte in privato, prima di ricominciare, lunedì, a cadere in diliquio sdegnoso di fronte ad una bustina di zucchero o a 20 gr in più di pasta di riso.
Persino una zucchina realizzerebbe che tutto ciò é solo un ridicolo, masochistico non-sense. Nel corso degli ultimi anni ( ossia da quando ho palesato il mio disordine alimentare, svendendolo troppo spesso come se fosse una partita di patate al mercato ), mi sono sovente imbattuto in improvvisati psicologi ed esperti del settore che, con amorevolezza e, quel che é peggio, sicurezza, mi hanno proposto svariate alternative all'abbuffata nei momenti ( come io li definisco ) DOWN: leggi un libro, chiama qualcuno, esci di casa, bevi, defenestrati...insomma, una serie di chicche che solo chi non é immerso fino al collo in questa merda potrebbe sfornare...con ciò, non voglio criticare né mettere in dubbio i senz'altro lodevoli propositi di queste persone, ma...cazzo, se in QUEI momenti riuscissi ad intimare al mio maledetto stomaco di tornare alle sue dimensioni normali ( credetemi, durante un'abbuffata hai la sensazione che il suo volume aumenti di 10 volte rispetto al normale, e quindi 10 volte più capiente e più affamato ) e riuscissi a far ripartire il mio cervello inceppato, in modo che rinsavisca e zittisca il ben più temibile subconscio, credete davvero che non lo farei e continuerei imperterrito ad ingozzarmi ( spesso di cibarie che nemmeno mi piacciono )? Perdere il controllo può essere davvero positivo ( provate a perdere il controllo durante una serata in compagnia di amici, con i dovuti limiti s'intende, e ve ne accorgerete...), ma può risultare, al contrario, anche deleterio, e annichilire per ore, giorni...oserei dire settimane ( ma questi sono i casi disperati, non il mio per fortuna... ). In QUEI momenti affiora qualcosa che ti turba, ti secca, ti innervosisce, ti scuote...qualcosa che, per tutto il giorno, hai serbato/represso e, tout d'un coup, non riesci più a domare...qualunque cosa tu stia facendo, finisci per arenarti nella prima cucina/bar/pasticceria/pizzeria/supermarket per riempire di cibo i tassellini vuoti del mosaico, compulsivamente, ossia di fretta e facendo mambassa della merce disponibile, prelevando talvolta anche i pezzi che, in condizioni normali, nemmeno considereresti ed ora, in preda ad una crisi post-sciopero della fame style, ti inietti con piatta voluttà, assaporando appena e godendo solo del senso di pesantezza generato dalla singola decina di bocconi...e continui a farti male, finché, stremato, ti accasci sul letto ( nel peggiore dei casi, sul water ), piangendoti silenziosamente addosso e pensando " Perché? "...e già ti vedi costretto in surreali XXXL e taglie 50-54, mentre, claudicante, barcolli verso qualcuno che ti ricordava magro e ti trova " ingrassato di quaaaaaaalche chilo "...ovviamente non lo ammetterà, o tutt'al più ti dirà che " Stai bene ". A trovarne di persone tanto sfacciate e sincere da dirti: " Ma che cazzo hai combinato? Ripigliati "...P.S Questo discorso non va applicato a chi ci ama per quello che siamo, quintale più quintale meno, o a chi idolatra le taglie forti ( appunto dovuto e necessario ).
A chi predilige l'espulsione coatta del cibo dal proprio organismo tramite vomito indotto, le cose non vanno meglio: 1) riuscire ad eliminare interamente il maltolto é un caso più unico che raro, e le probabilità diminuiscono con l'aumentare dei casi in cui il vomito si verifica 2) convivi con il terrore di ritrovarti, un giorno, sdentato, senza capelli e con gli equilibri dell'organismo ( mentali compresi ) completamente sfasati 3) il minimo che segue al vomito é il mal di testa...più di frequente, l'emicrania 4) il viso si buttera e si gonfia, diventando paonazzo, umidiccio, molle e tondo 5) se sei fortunato, non ricominci daccapo ad abboffarti...altrimenti... 6) quanti soldi hai appena scaricato nella tazza del cesso?
Glu glu glu...buona la Coca Cola...e anche la pizza margherita che ho appena comprato. Una giornata, questo Sabato 18 Novembre, laboriosamente dedicata all'ingrasso, non ci sono dubbi.
Astraendomi per un attimo da me stesso, resto spiazzato da quello che scrivo: la lucidità ed il sarcasmo che caratterizzano quello che ho "vomitato" ( tanto per restare in argomento ) fino ad ora sono rintracciabili forse solo nella mente di un pazzo. Effettivamente, l'abbuffata é, estremizzando, una sorta di raptus di follia, in cui ti suicidi ( inferendoti colpi di cibo ) credendo invece di procurarti sollievo...le cibarie ti concupiscono ( come se sapessero quanto sei debole in quel preciso momento ) e tu ti abbandoni ad un sesso convulso, in cui afferri, fagociti, deglutisci, senza amore, senza sapore...poi, come una mantide, ti mangeresti le budella per lo snervo, ti prenderesti a schiaffi...ma la peggior punizione per l'errore commesso é il dover restare immobili sul proprio letto, gonfi come mongolfiere, a meditare su quello schifo, o ricacciare acidi gastrici a capo chino sul water, con le mani che poggiano sulla porcellana fredda ed il viso accaldato e smostrato dagli spasmi.
Anche se deliri come questo possono durare per intere settimane, la vita delle persone che ne sono impossessate scorre ( almeno in apparenza ) comune, placida, talvolta perfetta o brillante...quanto più si é "anormali" nel privato, tanto più ci si sforza di apparire pubblicamente persone comuni...ho conosciuto soggetti completamente toccati da problemi del genere ( é inevitabile che sottoporsi per lunghi periodi a stress psico-fisici tanti intensi conduca alla pazzia ), così come mi sono imbattuto in altri che, nonostante tutto, dimostravano una sanità mentale ed una sensibilità superiori a moltri altri dalle vite ( sempre in apparenza, s'intende ) normali.
Quindi, non necessariamente a chi convive con questi problemi manca qualche venerdì; semplicemente "vantano" vissuti che, per forza di cose, o, se vogliamo, per scarsa pietà del fato, li hanno avvicinati al cibo in maniera distorta.
Esso non é più mero piacere per il palato o asettico mezzo per placare il naturale istinto di fame...é un false-friend, un joker, doppio e subdolo, che demonizzi in fase di dietizzazione e a cui ricorri disperatamente quando non hai altro di cui riempirti...ed é anche avido, e stronzo: per ogni tot di NO che gli riservi quando sei abbastanza forte da resistere alle tentazioni, te ne farà recuperare una parte, in un colpo solo, quando ti abbandonerai ai deliri orgiastici.
Ma perché accade tutto questo? Le cause sono molteplici, e l'una non esclude l'altra ( spesso, anzi, coincidono ): ansia, stress, frustrazione, insoddisfazione, noia, assenza di stimoli, dolore...
Nel mio caso, potrei riportare validi esempi pratici riguardanti il mio privato per ogni singola causa, ma, per motivi di privacy, mi astengo :D
Quest'estate, il ricovero in ospedale é stato uno spartiacque piombatomi tra capo e collo che, Dio sa come, mi ha piuttosto messo in crisi: l'ultimo post lo pubblicai immediatamente dopo la dimissione, dopodiché é venuto a crearsi un vuoto, nel quale non c'era spazio per l'ispirazione, sennon per quella di recuperare il tempo perduto arrabattandomi tra un'esperienza e l'altra, in attesa di non so quale colpo di sole e alternandomi tra slanci di positività per l'avvenire e fasi di malinconia di vivere/nervosismo.
A queste ultime riparavo, ovviamente, imburrando il mio stomaco di melma zuccherosa o leccornie salate...in questo modo, tentavo anche di stemperare la noia di giornate estive passate quasi completamente in casa per via della gamba ( come se mangiare accelerasse il tempo che passava...mah...)...questo durava il tempo di sentirmi goffo e panciuto e correre ai riparti prima di subito, altalenando tra settimane ipocaloriche e ipoglicemici concentrati che, generalmente, non si protraevano oltre le 72 ore...e così, mese dopo mese, fino ad oggi.
Nel frattempo, recuperata la mia vita sociale, riprendevo anche i miei "incontri", riferendomi in particolare a quelli dai quali avevo tratto qualche positiva speranza...puntualmente tradita...se non c'era la mia indifferenza, c'era la loro ( complessi di inferiorità e scarsa autostima a go-go ); se non c'era la distanza mentale, c'era quella territoriale ( la mia maledizione...e TU sai che parlo di te... ); se non deliravo io, lo facevano loro...troppo stupido quello...troppo zoccola quell'altro...troppo inaridito io...avevo scoperto il potere dell'ubiquità, dividendomi tra le uniche alternative che la provincia ti rende disponibili: CHAT e DISCOTECA. Non ho mai creduto a chi mi diceva " Non troverai la persona giusta qui ", xké sarebbe assurdo coltivare la presunzione di essere l'unica persona normale all'interno di certi ambienti...ed infatti, lo ammetto, qualcuna ne ho trovata ( alcune anche particolarmente speciali ), ma tutto tardava a sbloccarsi, a prendere una piega differente.
Secondo spartiacque: viaggio a Milano. Il rumore, la vita, la frenesia, il popolo VERSUS il piattume, cui ero e sono sempre più indolente...e i miei puerili ( o forse no? ) desideri di fuga, che, anno dopo anno, ciclicamente si assopiscono inappagati per risvegliarsi poi sempre più ruggenti. Ulteriore motivo di snervo, ulteriore situazione da sbloccare ( che, ovvio, non si sblocca ). E continui a dimagrire di giorno, più figa di legno che mai, e a rimpinzarti di notte, complici il buio e l'assenza di persone in giro per casa...atletico sotto il sole e bradipo sotto le coperte.
Il sesso? Bah...palliativo, distrazione... L. sa a cosa miro, in realtà...e me lo dice, più di una volta...e, più di me, vuole vedermi felice e non che mi svenda al "miglior" offerente...mi somministra calorose endovena di autostima, che a volte fanno effetto, altre volte no...solo mia madre mi conosce quanto lui, e a volte temo che il loro affetto li porti a vedermi più bello e più valevole di quanto in realtà io sia...illudendomi di essere chi non sono...coronandomi di immeritati allori...lo stesso vale per chi mi ha conosciuto e apprezzato, fisicamente e non, avvalendosi di incontri troppo brevi e conoscenze troppo virtuali per sapere realmente chi sono.
Vincenzo, quello con cui hai passato, toh, due giorni della tua vita di persona e altrettanti al telefono o su messenger, ti piacerebbe così tanto se lo frequentassi giorno dopo giorno, vedendolo immerso nel quotidiano e non mentre occhieggia da una cam? Chi ha avuto questa opportunità, pur non avendo, talvolta, apprezzato al momento, é rinsavito ( o forse impazzito ) dopo, quando non mi aveva più...e ultimamente ho avuto un paio di conferme di questo ( grazie a voi per la vagonata di autostima :P )
Mi trovo quindi costantemente in equilibrio precario tra insicurezze e mitomania, voli pindarici e paura di volare, controllo e delirio, conferme e smentite, apatia e voglia di fare qualcosa che differisce completamente da ciò che faccio ( università in primis ), amore e odio verso questa zona, fuga e voglia di famiglia, libertà e attaccamento alle sicurezze, disillusione e  amore, magro e grasso...una bella shakerata e vien fuori un confuso mix di disastri, punti in sospeso, blocchi...e così, quando ho bisogno di avere almeno qualcosa in pugno, maneggio il mio duttile corpo restringendolo...quando ho bisogno che qualcosa tenga in pugno me, lascio fare al cibo...FINE
19 août

Intermezzo

Dopo un'estenuante andirivieni per il corso di Paglieta ( un borgo piuttosto grazioso, nel suo genere, s'intende...), abbiamo varcato l'ingresso dello spartano stadio in cui Gianna ( grandissima, è stata fenomenale ) si sarebbe esibita.
Mi aspettavo ( o meglio, temevo ) di vederlo stasera, ma non così presto: pochi passi dopo l'entrata, scorgo davanti a me due figure: una, girata di spalle, con una t-shirt color amaranto, l'altra vestita di bianco e di profilo...é lui, il bastardo tedesco, che indossa quel "pugno in un occhio" di maglietta. E' proprio destino che debba starmi girato di spalle ( il che, in CERTE situazioni, avrebbe potuto avere il suo perché  )...
Ad ogni modo, mi dileguo alla svelta per mischiarmi alla folla e raggiungere il palco...e, mentre lo faccio, e così per il resto della serata, divido il mio sguardo illuminato dai riflettori tra la cantante e le migliaia di persone che mi stanno intorno, nel tentativo ( vano ) di vederlo e/o, nella più ottimistica delle ipotesi, di incrociare il suo sguardo.
Niente di tutto questo: per quanto mi alzassi sulle punte o saltassi più in alto per abbracciare quanta più gente potevo, l'ho perduto dopo l'incontro all'ingresso...non so nemmeno io perché lo stessi cercando: se l'avessi visto, non l'avrei di certo salutato ( come avevo già fatto, peraltro ), né avevo desiderio di essere accolto con la stessa indifferente accondiscendenza di ieri, come se nulla fosse accaduto.
E allora perchè? Forse, l'ennesima sfida a me stesso...Ammesso che voglia andarci, la sfida verrà semplicemente dilazionata a stasera, in discoteca...ambiente circoscritto, innumerevoli occasioni di incrociarsi...lì sì che sperimenterò quanto e come ho digerito il suo affronto...o quanto mi faccia ancora impensierire.
Nonostante il pensiero di lui mi distraesse, la serata é stata piacevole: al suono della voce roca ed energica di una cantante che non avevo mai stimato troppo in passato, ho saltato fino a spezzarmi le gambe, sbattuto le mani fino a spellarmele e cantato fregandomene dei vicini che avrebbero sentito le mie poderose stonature...insomma, ho estrapolato e fatta schizzar fuori quell'energia che da un pò reprimevo...ero me stesso...a dimostrazione che posso essere noioso, sì, ma solo quando decido di non essere me stesso. Buonanotte...
 
18 août

Così è, se vi pare

Delusione...rabbia...solitudine...Non riesco a pensare ad altro ora. Mentre, in lontananza, imperversa una festa paesana, esplosa in variopinti fuochi d'artificio di cui odo solo il riecheggio nell'aria, nel mio cuore ho piantato oggi l'ennesima croce ( " Dentro al mio cuore di muro e metallo dentro la mia cassaforte, dentro la mia collezione di amori con le gambe corte, ed ognuno c'ha un numero e sopra ognuno una croce, ma va bene lo stesso, e va bene così..." ).
Ho chiuso gli occhi, ieri notte, inumidendoli con lacrime nervose e con la consapevolezza di non capire cosa stesse accadendo, cosa fosse cambiato: accanto a me, in quel letto blu, sovrastato da una pseudo-Natività, un corpo quasi esanime, ebbro ed allucinato dagli irrispettosi bagordi serali, di cui intravedevo nel buio ora il profilo ora le spalle...quegli occhi azzurri, e tutti i baci ed abbracci del pomeriggio mi stavano voltando le spalle, rispondendo alle mie parole con il cenno tipico delle persone addormentate o incoscenti...
Si é accorto che piangevo, nonostante tutto, e credo lo ricordasse anche stamattina, quando, meschinamente, ha spalancato il sipario di quella patetica pagliacciata che si é trascinata fino al primo pomeriggio, quando ho deciso, non troppo lucidamente ma aizzato dall'orgoglio e dalla delusione, di lasciare quel casolare e la campagna che l'inghiottiva.
Spero di avergli trasmesso, con le mie ultime parole per lui, non un semplice disappunto, e nemmeno rabbia, offesa o quant'altro di riconducibile ad una "pezza" ( tra i tanti aggettivi tra cui poteva scegliere, mi ha affibiato proprio questo...é così schifosamente settentrionale...come lui insomma )...volevo bensì che sentisse nella mia voce l'eco dell'alterigia con cui mi concedo di parlare ai mezzi-uomini come lui, ancora incapaci di chiamare le cose con il loro nome, o quantomeno di farlo presente ai diretti interessati, i cosiddetti "uomini che non devono chiedere mai", che finiscono poi per farsi rovinare la vita, improvvisamente, da qualcuno che nemmeno si accorge di loro e per cui valgono meno di zero ( a meno che non siano ricchi o bravi choffeur ).
Tornerà presto nella sua Deutschland, è vero, ma...assisteremo, domani, allo stesso concerto, e calcheremo la stessa pista sabato.
Per il momento, non è dato sapere quale sarà la mia reazione se lo riavrò davanti, nemmeno al sottoscritto...
Mentre mi incamminavo per il viottolo pietroso che dalla cascina declina fino alla strada, lo stesso che avevo percorso con lui nelle poche ore precedenti ( bar, scooter, abbraccio, cinghiali...sono immagini che ricollego a qulla stradina bianca e dissestata ), più volte ho girato lo sguardo ( ma non il corpo ) per scrutare gli ultimi bagliori di un posto in cui speravo di essere felice, anche se per poco, e da cui invece fuggivo con la coda tra le gambe e il trofeo di guerra contemporanemente, alternandomi tra camminata e corsa, procedendo come se fosse una via Crucis a ritroso che mi allontanava dalla croce, piuttosto che condurmi ad essa.
Ero fiero di me stesso e del mio tardivo affronto alla sua insolente freddezza, eppure dentro urlavo...rabbia, delusione, solitudine, come ho scritto all'attacco del post...e vergogna, e umiliazione, e il dubbio di essere realmente come lui mi aveva poco prima descritto, con il cinismo tipico delle persone incazzate con il mondo e la sicurezza ( nonché la celerità ) di quelle facili a formulare giudizi...
Lorenzo mi ha rimproverato: mi conosce meglio di chiunque altro, e sa bene quanto io investa ( in positivo ed in negativo ) emotivamente in situazione nelle quali i sentimenti ( potenziali e/o reali ) la fanno da padroni ( o, come stavolta, da cleenex )...so essere molto abile nel trattare le persone con ( cinica ) indifferenza, ma anche totalmente impanicato quando qualcuno tenta di disarmarmi.
Lui, inconsapevolmente, nel bel mezzo di quell'afosa campagna di provincia, ci ha provato...ho pianto giusto il tempo di sentirmi patetico e fumato abbastanza da sentirne gli effetti nella gabbia toracica, è vero, ma mi é stato sufficiente altrettanto poco per riacquistare lucidità, mettere da parte ciò che di positivo ancora mi legava a quel posto, raccattare le mie quattro cose ed andarmene.
Sono sicuro di avergli fatto un favore andandomene, ma questo non vale la soddisfazione di dire a qualcuno che disprezzi ciò che pensi di lui...in qualche modo, lo ammetto, sono ancora lì, e penso a come sarebbe proseguita la giornata o a come sarebbero andate le cose se il convivio di ieri sera, in cui ho dato sfoggio di tutto il mio disagio ( é così imperdonabile non avere niente da dire a degli estranei? ), non mi avesse messo totalmente in ombra ai suoi occhi, portandolo così a considerarmi una persona NOIOSA, e che per giunta mangia troppo velocemente, come Mathyas, il suo ex ragazzo, quindi immeritevole di essere sfiorata, abbracciata o trattata quantomeno civilmente...
Forse non dovrei ripensare con rammarico ad una persona che si é illusa, in meno di 24 ore, di avermi conosciuto...eppure l'ho fatto...oggi...Vincenzo ( ed io lo conosco bene ;) ), sguazza, è vero, nei suoi umani difetti ( é incline alla malinconia, alla paranoia, all'insicurezza, all'insoddisfazione, e a volte, anche se non spesso ormai, piange...e nella sua vita c'é ancora un pò di instabilità ), ma ama sorridere, provare e trasmettere affetto, emozionarsi anche per piccole cose come lo scrivere, il guardare in lontanza, giù nella valle, un bosco come quello che vedeva oggi dal porticato della "cascina", ed immaginare di camminarci dentro, sentir suonare le campane...e mille altre cose, delle quali la gente gretta nemmeno si cura...é solito lamentarsi e prendersi gioco di sé, ma anche sentire il peso di quello che nella sua vita non va come lui vorrebbe...e questo rabbuia il suo sorriso...ma state pur certi che se vi sorriderà, abbraccerà, dirà "Ti amo" o sempicemente "Ti voglio bene", permettendovi così di entrare nel suo piccolo mondo, in cui gelosamente serba la sua essenza autentica, le sue emozioni, aspirazioni e quant'altro faccia di lui ciò che è, lo farà con il cuore...E' pacatamente sanguigno, e questo lo rende ricettivo alle emozioni, da cui é irrorato anche senza fare granché ( dimenticavo...a volte é molto pigro ), che lo spennellano di volta in volta con i loro colori...alcuni, indelebili, lo hanno macchiato o piacevolmente ornato per sempre...altri, lavabili, lo estasiano o fanno soffrire giusto il tempo di riattivare quel suo piccolo grande cervello ingarbugliato, grazie al quale, però, é sempre riuscito in qualche modo a cavarsela.
Il destino, ne sono convinto, l'ha più volte soccorso in extremis ( sì, anche oggi, con il bastardo...pensate se si fosse affezionato ad un simile soggetto...che vive in Germania, peraltro...), ma spesso é stato lui a far leva sul suo raziocinio e la sua forza residua per risalire...perché, nonostante non sia particolarmente evidente, riesce quasi sempre a trovare, nelle cose, un lato positivo da cui ripartire.
Non si sarebbe innamorato del bastardo tedesco ( é passionale ma non stupido ), ma già lo vedevo, dopo il distacco, affacciato alla finestra della sua stanza, con il viso abbandonato sulle braccia conserte, meditabondo e malinconico, mentre pensava a come sarebbe bello rendere sempiterne ( o per lo meno più durature nel tempo ) le sensazioni che ci é concesso di condividere con un altro uomo...
Lui é così: che sia freddo amante piuttosto che patetico innamorato, non vi negherà un sorriso ( gli piace sorridere, ve l'ho detto, e questo benché odi la sua bocca ed i suoi denti ), e, prima o poi, un pensiero a ciò che con voi, eventualmente, ha condiviso, lo dedicherà...non dimentica mai nulla, perché attacca, di volta in volta, su ogni vicissitudine della sua vita, un post-it, cui a volte ricorre per non ricadere nella stessa melma, che a volte non considera nemmeno o che altre volte rilegge semplicemente per il gusto di ricordare...e sentire, ancora una volta, di aver sofferto, gioito, rischiato...insomma, di essere stato vivo. " Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata...senza i suoi misteri, non può sopravvivere". Questo, che vi piaccia o no...é Vincenzo...
16 juillet

Sacrosanta mente sognante...

Mi si perdoni l'intrusione pomeridiana ( non sono solito scrivere sennon in piena notte ), ma l'ispirazione di dipingere la piccola immagine domestica che é balzata al mio sguardo disattento eppure sempre vigile pochi minuti fa ha preso il sopravvento sulla mia antelucana abitudine.
Nella mia stanza, accuratamente riassettata, profumosa di viole e pregna di parole francesi che svolazzavano dappertutto fuoriscendo dalle casse del televisore, un raggio dell'ultimo sole del tardo meriggio ha azzardato una discreta intrusione, intrufolandosi tra le fessure della persiana e precipitandosi poi contro le pareti, rivelando, da una parte, il volto dell'eterea geisha cinese del mio calendario, vestita di un mantello rosso bordato di ermellino, e, dall'altra, la frangia ossigenata e l'occhio destro, azzurro e sognante, di Marylin ( ultimo acquisto del mio antro ), sempre intenta a tormentare la sua collana di perle.
Non ho avuto il tempo di estraniarmi per scrivere che la luce, accortasi forse che l'avevo notata, é fuggita...ho cercato di spalancare di più le imposte della persiana per catturarne un ultimo, tardivo sprazzo, ma nulla...il sole era già in dormiveglia, rannicchiato sotto il lenzuolo vespertino...e così ho dovuto accontentarmi di descrivere un'istantanea che i miei servizievoli occhi avevano egregiamente scattato per me...sacrosanta mente sognante...
 
 
14 juillet

La vie en rose

Edith Piaf ancora intonava la sua canzone dalle poderose casse del mio stereo, quietate per via dall'ora tarda, che già traevo ispirazione per il titolo del post di stanotte: in questo momento ( non domani, né dopodomani, ma ora e non so per quant'altro tempo ) é attraverso un vetrino rosa che vedo la vita. E' buffo e disarmante pensare al grigiore che non più tardi di qualche giorno fa mi intorpidiva il cuore ( nel frattempo ho interrotto la musica, Jean Lumière stava distraendomi ) se paragonato a quest'improvvisa ed (in)attesa riscoperta serenità...potrei abbracciare qualcuno in questo momento e trasmettergli a pieno il mio affetto, miracolo possibile solo in momenti luminosi come questo.

Non é stata la tristezza ad ispirarmi oggi...rincasando da una divertente serata trascorsa in piazzetta con Emilio ed i suoi amici ( Emilio non mi aveva mai detto prima d'ora di considerarmi il suo migliore amico...e solo per questo gli ho perdonato la mise decisamente inappropriata ad una baronessa in ascesa sociale come lui/lei :-P ), dopo un viaggio di ritorno in motorino, attraverso le campagne "brezzose" e buie che dividono i nostri paesi, che ho attraversato al volo x liberarmi prima possibile di quel senso di angoscia/timore che mi trasmette la campagna di notte, varcando la soglia del mio portone mi ha salutato il canto delle cicale, mimetizzate forse tra i castagni, forse tra i pini del giardino di fronte...E' straordinaria la sensazione che ha provocato in me questa fusione di notte e giorno cui ho avuto il privilegio di assistere stanotte: il buio smorzato dalle luce delle strade, delle palazzine e dei campanili e, in sottofondo, il cicaleccio di quelle creaturine, più tipicamente identificate con la canicola dei mezzogiorni e pomeriggi estivi, che si attardavano come me al chiaro di una perlacea luna quasi piena.

Un'atmosfera placida, cui a malincuore dedicherei pensieri tristi...stasera, seduto su di un muretto bianco dei giardinetti, faccia a faccia con Emilio, lo guardavo/sentivo parlare, ed in lui ho percepito la gioia di un recente incontro che forse da troppo tempo aspettava: silenziosamente e sorridendo, mi dividevo tra la gioia per la sua riscoperta fortuna ed un forte desiderio di essere baciato anch'io dalla mia buona stella e provare le sue stesse sensazioni: non sarò mai capace di dire che vorrei innamorarmi di nuovo, dopo mesi di pseudo-solitudine ( a proposito, oggi la mia vita da single compie sei mesi, auguri a me! ), ma credo di essere almeno capace di scriverlo...probabilmente identifico un simile desiderio con la debolezza di chi non riesce a star solo, eppure so che non è questo il vento che smuove le mie pale: per quanto corrotto io possa essere/apparire, il mio emisfero cardiaco dell'amore é immacolato come quando si schiuse per la prima volta, anni orsono...bianco come la luna che occhieggia dalla mia finestra, ecco...soffro nel sapere che molti pensino forse l'esatto contrario di me, nutriti come sono solo dall'immagine fredda e commerciale che vendo ai più, e quindi ignari di quello che gelosamente conservo per me e pochi altri...

Vorrei che qualcuno, che ora mi è sconosciuto, mi capitasse un giorno tra i piedi, lontano dai comuni iter ( mmm, forse chiedo troppo ), e mi nutrisse giorno dopo giorno con la gioia e l'onore che prova nell'avermi accanto a lui e tutto per lui...lo porterei a parlare di notte in una pineta ( niente battute di spirito, grazie ihihih ) o in camera mia con lo stesso sottofondo che mi culla ora mentre scrivo...e vorrei saperlo felice di quel poco che posso offrirgli, e vederlo sorridere quando vede arrivarmi da lontano, saperlo entusiasta di me con i suoi amici, svegliarmi al mattino e trovare il suo nome sul display del mio cellulare...e vedersi anche solo per un rapido caffé, giusto il tempo di respirare prima di incontrarsi di nuovo a sera...saperlo fiero ed ergoglioso del suo piccolo uomo o in disappunto se questo manca ai suoi doveri...guardare i monumenti del centro piuttosto che il pontile sulla spiaggia dal finestrino della SUA auto, mentre gli stringo la mano nascondendola dietro il cambio in modo che i pedoni che attraversano le strisce non se ne accorgano...sentirmi rimproverare perché fumo troppo mentre mi porge l'accendino per accendermi una sigaretta ( un gentleman insomma...) o trovarmi tra le mani una scatola dei miei cioccolatini preferiti xké sto mangiando troppo poco ( non sa che nel pomeriggio ho razziato il frigo )...ricevere di tanto in tanto una sorpresa, di quelle che segretamente ti aspetti ma di cui scacci il pensiero x goderti di più la meraviglia del momento in cui arriverà, o una lettera, di quelle piene di paroloni che forse intimoriscono, ma che ti fanno anche gonfiare come un tacchino ripieno...sentire le sue mani mentre mi massaggiano la schiena o la sua voce che, da dietro ( mentre mi abbraccia ), mi sussurra una canzone...potrei scrivere per ore di quello che immagino ogni giorno, ma probabilmente non avrei sufficienti ore di sonno di cui privarmi per farlo...non nascondo di sentirmi un pò cretino, ma é tutto questo che vorrei: né più né meno di un sentimento semplice, capace a volte di depauperarmi ed altre di investirmi con la sua "perfezione", passionale quel tanto che basta per bramare l'altrui corpo al punto di volersene cibare e durevole almeno il tempo di fidarsi dell'altro tanto da chiamarlo da casa senza oscurare il numero ( sono ironico, ovviamente =P )...

Mentre gli acuti di Edith Piaf echeggiavano nell'appartamento dormiente, ingurgitavo in cucina la mia sbobbosa tisana ( un'apoteosi di stomachevole schifezza )...ne sto forse abusando, ma anche questo si fa per rendersi più gradevoli...cosa? Dovrei piacergli ( al tipo che non conosco, s'intende ) così come sono? Ahimé, io sono ANCHE così, con tutta la mia corte di grandi paranoie e piccoli gesti senza i quali a molti, forse, sarei risultato meno tenero...ci pensate? Ma LUI sarà abbastanza protettivo da cercare di convincermi ogni giorno che devo smetterla di torturarmi così e che, anzi, qualche chilo in più mi donerebbe ( fingo di non crederci e mi schernisco...ed infatti non ci credo! Lo dice per farmi piacere...)...tutto questo davanti ad una pizza fumante che consumo con avidità, alla faccia della dieta, perché ora che c'é LUI non devo più preoccuparmene come un tempo ( a breve, ve l'assicuro, la pizza diventerà due,tre,cinque, dieci pizze e mi ritroverò di nuovo paffuto ).

Anche LUI, come il mio amico/peluches ( lo chiamo così xké é impossibile non coccolarlo ) Teo, mi dirà che, abbracciandomi, si è sentito inebriato da un profumo di shampoo misto ad odore di sigaretta? Passeremo pomeriggi insieme ad arrostire in spiaggia ( non diventerà mai scuro come me, tié, a meno che non sia marocchino o ispanico ) o dovrò aspettare la sera xké di giorno lavora full-time? Avrà gli occhi chiari stavolta?

Ora basta...uscirete pazzi se continuerò a scrivere...dopo che lo sarò diventato anch'io =) Se TU, proprio TU, hai letto e ti sei sentito chiamato in causa, invia il tuo curriculum ( senza trascurare la foto eh )...ehm ehm ricomponiamoci...se TU pensi di essere il TU di cui scrivo incessantemente da un'ora ( maronn, che pall ), premurarati di capitarmi tra i piedi...capirò =) Buonanotte...

9 juillet

Take a look at me now...

"Non facciamo un dramma pe sta cosa"...probabilmente a lui non importava poi molto del ragazzino stupido che ha passato l'intera giornata con il sorriso in attesa che arrivasse sera...la cena era saltata ( ed ammetto che mi era dispiaciuto dover rinunciare ad una pizza all'aperto, magari in quel locale così carino dietro l'arco di San Pietro, sulla loggia... ), ma mi rendeva felice l'idea di poter fare tanto altro: parlare passeggiando nei viali mezzo-illuminati della villa comunale, un caffé in piazza...insomma, niente di eccezionale, purché ci fosse sufficiente luce per guardarsi e abbastanza voce per parlare.

Ho sbagliato, lo so...non ha senso ( forse ) essere così felici di uscire con una persona mai vista prima...eppure lo ero...Intorno alle 20, i primi sospetti che ci fosse qualcosa che non andava...passano i minuti, un'altra ora, e nulla...Non lo chiamerò mai, il primo passo ieri l'ho fatto io, ora é il suo momento...nel mentre mi perdo in queste ridicole elugrubrazioni, passa un'altra mezz'ora...tic tac tic tac...altri 15 minuti...e poi ancora 15, fino alle 22. A quel punto, realizzo di aver atteso a vuoto...

Lo ringrazio via sms dello stupendo bidone e lui, "per magia", appare sul mio messenger ( assurda casualità o paraculismo? )...conversiamo...in breve, sono stato io a travisare, pensando che il nostro appuntamento fosse cosa certa, mentre, in realtà, erano i suoi impegni pomeridiani a determinare il tutto...perché ho l'impressione che dell'altra parte non ci sia stato il minimo sforzo per fare in modo che l'incontro riuscisse? Chiedevo solo un rispettoso cenno di vita preliminare per informarmi che i programmi erano cambiati...ed invece ho ingenuamente atteso qualcosa che non è arrivato, immolando l'intera serata al nulla...dopo aver declinato gli inviti di Cristiano e Lorenzo ( ero troppo nervoso per uscire ), sono rimasto solo.

Mentre l'intera casa era immersa nel sonno, ho reiterato lo scempio: ho di nuovo riempito di cibo i vuoti che mi sono trascinato dietro per l'intera settimana, esplosi poi in un'immane cavità stasera, affrettandomi poi a depurarmi da quella sporcizia consumata, come sempre, nell'anonimato della solitudine e con la frenesia di chi ha fretta di liquidare in breve tempo il reato...questa settimana, ho messo in bocca in totale le dita di quasi due mani ( non conto più le volte che l'ho fatto...), svegliandomi ogni mattina con il proposito di porre fine a questo nocivo ritorno alle origini...non volevo farlo, oggi, ma la delusione mi ha smosso dentro un rosario di insoddisfazioni che avevo rimosso formulando pensieri felici su quello che mi aspettava...e scontrarmi con la concretezza del presentimento che nutrivo già da un paio d'ore prima di leggere su msn " venire adesso significa x te stare con uno zombi xké sono stanco e anche abb sfatto ", ha fatto tornare a galla il mio senso di inadeguatezza ( per quanto malcelato da quello che gli altri leggono come il libertinismo di una puttanella di 23 anni ) a questa massa di sterco in cui mi ostino a sguazzare...un carosello di disonestà, paraculismo, compravendita di corpi, menzogna, paraventi...nemmeno chi mi conosce bene ( gli interessati sanno che mi riferisco proprio a loro ) forse immagina quanto io soffra ora e quanto una piccola cosa come il bidone di oggi possa risultarmi destabilizzante...vorrei non dover perdere la mia solarità per cagione di questa gente...la mia reazione è esagerata, direte voi...probabilmente era di un'uscita tranquilla con una persona x me interessante, di quattro chiacchiere, magari di un abbraccio che avevo bisogno oggi...era così che avevo immaginato questa serata...ed invece ho ricevuto solo indifferenza e passato la serata, come contrappasso alla mia fervida immaginazione, nel chiuso di un appartamento con gente volgare e molesta, alla quale ho malcelato il mio disagio ( scambiato, fortunatamente, per timidezza ) e dalla quale mi sono congedato con l'augurio di non rivederla mai più...discorsi meschini, vacui, materiali, lascivi, che non mi hanno lasciato nulla sennon un senso di schifo ed una profonda tristezza.

Mi sono sentito come ad un esame, scrutato e giudicato da due iene...che altro non erano che due degni portavoce dello stesso lerciume da cui vorrei tanto risalire...comincio a pensare che per me non ci sia altro che questo e che io possa risultare appetibile solo come amante e non più come persona...se mi arrendessi a quest'idea, sarebbe la fine del mio sogno costante e l'inizio di un'omologazione che spesso a malincuore ora fingo.

Perché diamine mi violento per risultare gradevole agli occhi di persone così meschine? E' vero, é per me che dovrei farlo, ma inevitabilmente lo si fa anche per gli altri...e quando capisco che, dagli "altri", riceverei lo stesso trattamento, più brutto o più bello che fossi, avrei voglia di buttare tutto all'aria, me compreso, per sottrarmi a tutto questo...

Ora, nel buio di questa stanza, con lo stesso sottofondo di chanson française, vorrei solo che qualcuno mi abbracciasse e poggiasse un bacio sulla mia guancia...nient'altro...

1 juin

Notte bizantina

L'ultima volta che scrissi, mesi orsono, postai una preghiera. Dopo tanto tempo, non conservo più memoria del perché lo feci...probabilmente ero tanto disperato da non riuscire a far di meglio del pedissequo copia/incolla di parole dedicate secoli fa alla Vergine da Dante Alighieri...e ho continuato, nei mesi a seguire, ad aver ben poco da dire, o forse troppo poco tempo per farlo, o forse ancora troppa cinica aridità nell'anima.
Ora che il ghiaccio si è sciolto, mi riscopro humus, eterno ed imperturbabile, è vero, ma che non può proliferare se la vita non gli viene costantemente iniettata ora da una goccia di pioggia, ora da un raggio di sole...Pena, l'aridità.
In sottofondo, il Claire de lune de Debussy...fuori dalla finestra, un cielo plumbeo ed una brezza insolitamente fresca per la fine di Maggio...le notti "maggioline" dell'anno scorso, spese a riversare fiumi di parole come se fossi una diga sfondata, le ricordo diverse: le lucciole, l'aria stagnante di piacevole tepore primaverile, la luna, grassoccia ed indifferente, il cuculo tra i castagni, il mio desiderio di volar via dal davanzale...e nessun rumore di troppo...ora devo cercare la luna nei tasti di un pianoforte, il tepore in conversazioni virtuali che sovente trascino avanti con indolenza, il baluginare delle lucciole nel ricordo di una notte di sesso in piena campagna, con la sua flemmatica sinfonia di ranocchie che gracidavano ed uccelli che troppo si erano attardati a canticchiare sugli olmi, come se attendessero di vedere l'alba, ed il suo pirotecnico spettacolo di lucciole danzanti sul limitare del bosco. Quel sesso vuoto, frugale, notturno, mi piacque solo perché sentivo di non essere solo, circondato com'ero da quelle creature...fumando la mia sigaretta, la mia testa era sprofondata a metà tra l'interno dell'auto e l'aria aperta, quasi a ridosso delle viti, che ci facevano da semicerchio ornamentale, e mi ero perso nel farmi respirare da quella placida frescura, memore del fatto che la mia famiglia, un tempo, fosse possidente di una fetta di quella terra, ora non più nostra, in cui avevo copulato clandestinamente...fotografavo via via immagini sparse: i miei nonni impegnati a raccogliere pomodori, le olive rastrellate che mi cadevano intorno come gocce di pioggia mentre osservavo i miei familiari raccoglierle all'ombra di qualche albero di ulivo in qualche deprimente mattina di novembre, il vecchio pozzo scavato dagli inglesi durante la guerra, il capanno, me stesso adolescente preso dalla lettura di Jane Eyre all'imbocco del pendio che scende fino a valle, verso il fiume...Ma ormai era ora di andar via, ed io tornavo, come sempre, alla mia esistenza da topo...chissà se e quando sarei tornato in quello spicchio di Arcardia, e con chi: volevo tornarci innamorato, ecco perché da allora non ci ho più rimesso piede.
Le immagini che amo dipingere con le parole sono rimaste le stesse di un anno fa, benchè molte cose siano cambiate: gli accadimenti di quell'orribile Gennaio mi avevano scioccato ( mi si perdoni l'italianizzazione ) in maniera tanto profonda da non percepire, lì x lì, nemmeno il lento avanzare dei loro effetti...un dolore, quello, diverso, più sordo-patetico dei vecchi, più corali e melodrammatici...un dolore più sordo, meglio celato, eppure più potente. Vincenzo era cambiato, di nuovo, per sempre...per mesi non una lacrima, ma solo la determinazione a gestire se stesso e la sua vita in modo che tutto gli risultasse finalmente gradevole: una nuova inquilina, i vecchi amici, i nuovi amici, uno studio pedissequo ma tuttosommato sopportabile, l'avvicendarsi di un ragazzo all'altro, che con freddo cinismo scartavo alla prima incongruenza, le scorribande in auto, in piena notte, alla volta della prima cornetteria o del nulla, le cene, i devastanti pre-serata del sabato sera, i frugali amori da falena di città consumati ora in una stanza non più spoglia, ma pregna del mio estro a metà tra il retrò, il kitch ed il femminile, quasi sempre rigorosamente in penombra...la luce è nemica delle mie insicurezze, delle mie fisime di pulizia e perfezione, del mio voler aleggiare costantemente nell'indefinito...volgarizza i miei piccoli equilibri visivi, che, per quanto effimeri, conservano la mia anima quieta almeno per un pò.
Ora che il mio corpo mi risulta tanto sgradevole, il buio non mi è alleato...con spavalda circospezione mi spoglio in spiaggia o cammino per casa a gambe scoperte, eppure sento gravare il peso di quei chili di cui un mese di bagordi ansiogeni mi ha caricato: mi sono assaggiato perfettamente in forma quel tanto che è bastato per buttarmi più a terra quando, settimane dopo, mi sono riscoperto appesantito..da un mese inauguro ogni settimana con il proposito di dietizzarmi, e tutto, puntualmente, si risolve in un rinnovato e perpetuo fallimento: ombre e cibo si avvicendano costantemente nell'offrirmi ausilio, ed ora, ahimé, é il turno del secondo...man mano che l'ottimismo e la voglia di vivere sfociano dal mio corpo svuotandomi, le cibarie colmano i vuoti, riducendomi poi alla prostrazione quando, immancabilmente, prendo atto della mia debolezza al loro cospetto. Ero intenzionato a dar vinte al cibo le ultime battaglie di questa guerra perpetua prima di innalzarmi dalla mia trincea ed innescare la difesa...ma le settimane passano, forse i mesi, ed io resto ancora accovacciato a mò di feto in questo caos. Non mi sento totalmente infelice, perché non avrei motivo di esserlo, bensì frustrato da un'esistenza in cui non volo ma annaspo, che vedo scorrere troppo singhiozzante, che non riesco a definire con altri termini sennon lenta, provinciale, a tratti triste, poco generosa, debilitante...NOIOSA...A Masha, la protagonista di " Felicità domestica " di Tol'stoj, bastò sapere dell'imminente partenza per Pietroburgo con il suo uomo per rinsavire dalla sonnolenza in cui era sprofondata nella sua provincia e mi chiedo se la stessa notizia avrebbe prodotto su di me il medesimo effetto: la risposta sarebbe probabilmente negativa... Continuo a commiserarmi, dimenticando quanto io ami questi luoghi e le persone a me care che qui vivono: la mia famiglia, i miei amici, i ricordi rendono tutto più sopportabile, eppure i miei slanci di fuga non accennano, nonostante il passare degli anni, a quietarsi...continuo ad invidiare chiunque non viva qui ( benchè io sappia bene DOVE vorrei passare i miei giorni ), a giuggiolarmi in astrazioni che non stanno nè in cielo nè in terra, a desiderare di fuggire, o per lo meno di avere un buon motivo per restare. Se dopo tanti mesi mi imbattessi in qualcuno che, finalmente, non mi infodesse una semplice tachicardia amorosa ( un batticuore che non dura più di un paio di settimane ) ma quelle sensazioni autentiche che non provo più da tempi quasi immemori, oh se avrei un buon motivo per restare...ci ho provato, tante volte, ma nessuno è andato oltre la sala d'aspetto. Sinceramente vado fiero di questo mio neonato selettivismo, una qualità che per anni ho creduto di non possedere... Di recente, ho associato ai miei desideri di fuga una canzone, cui mi sono particolarmente legato...( P.s ora è lei il mio sottofondo...Debussy è stufo di suonare x me :-) )
 La ascoltavo anche stasera con Emilio, prima che un crocchio di bifolchi si rivolgesse a lui con una terminologia appropriata solo a dei tristissimi e patetici perdigiorno di provincia...Povera stella...quanto disprezzo questa gente...
E così termina questo tardivo post...Se continuassi a scrivere, mi perderei nell'infinità dei miei pensieri senza inizio nè arrivo, che il mio spirito sanguigno mi impedisce di arginare...Ma se non mi fermassi ora, che altro avrei da scrivere per voi? Nel frattempo il mese di Maggio è finito, e mi congedo da voi come da lui... Vincenzo
30 mai

80's

Poteva un nostalgico dei trashissimi anni 80 leggere il testo che segue e non postarlo? Parola dopo parola, ho realizzato quanto le cose siano davvero cambiate...e quanto si stesse meglio quando si stava peggio =)

Lo scopo di questa missiva è quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '80 (anno più, anno meno)... Quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2. Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Transformers, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà , i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale '82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di quest'anno è la favorita. L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L'ultima generazione degli spinelli. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!

15 février

Preghiera

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura

nobilitasti sì, che 'l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,

per lo cui caldo ne l'etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra ' mortali,

se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre

sua disianza vuol volar sanz'ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fiate

liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s'aduna

quantunque in creatura è di bontate.

3 août

Lacrime dal cielo

Stasera il cielo pareva in procinto di sprofondare sulla città, plumbeo ed imbizzarrito, vorticoso come un fiume in piena, umido come gli occhi di una vedova, nervoso come una bestia impazzita, minaccioso come una mina pronta ad esplodere. Immerso nel vento che immancabilmente precede il temporale, avevo davanti a me la distesa celeste intossicata da pesanti cumulonembi grigio-topo, impregnati di pioggia come una spugna sotto l'acqua, eppure più tardivi nello scaricarsi. Improvvisamente, il diluvio: come fuochi d'artificio, i lampi illuminavano con cadenza irregolare ora la nostra destra ora la nostra sinistra, dilatando man mano le nostre pupille ed i nostri ventricoli, in attesa che il fragoroso straripare dei tuoni ci facesse sussultare. Ed intanto il cielo vomitava secchiate di lacrimoni, che si schiantavano al suolo davanti ed intorno a noi, con una grazia di cui solo Madre Natura è capace, rendendo le strade simili ad un immenso ed unico fiume in piena sovrastato da un'umida bruma autunnale e noi a piccoli velieri sicuri eppure in balia di cotanta inaspettata potenza. Le auto cercavano riparo, quasi fossero atterrite, nelle piazzole o sotto i ponti, in attesa che il nubrifagio si acquietasse...le piante, invece, scosse e sbattute dalla tramontana come vergini violentate, sopportavano quel supplizio con audace impotenza, così come i figli, mossi da un ossequioso timore, attendono impazienti eppure silenziosi che l'ira del proprio genitore si plachi. Il temporale è forse tra le manifestazioni più imperiose, complesse ed affascinanti della natura: é un'alchimia di tanti elementi che, presi singolarmente, conservano un fascino relativo, ma che, nel momento in cui si fondono, acquistano una potenza che sembra pretendere dagli esseri umani rispetto. Una singola, piccola goccia, unita a milioni di suoi simili, è in grado di distruggere ed allagare; un lampo illumina il cielo per un attimo e poco effetto avrebbe se suo fratello, il tuono, puntualmente ritardatario, non lo seguisse con il pentagramma di decibel ansiogeni che fanno vibrare i vetri delle finestre e zittire chi è coinvolto in una conversazione...tutte queste manifestazioni, unite al vento che, come un ospite sgradito eppure fondamentale, si intrufola quasi sempre prima che cominci a piovere, ritagliandosi così il suo spazio distruttivo, ne generano una ancora più maestosa che, per pochi attimi, mi hanno proiettato in un futuro prossimo, l'autunno. Questa la terra. Mentre lei sembrava perire sotto la furia della volta celeste, il mare, disordinatamente tinto degli stessi colori dell'inquilino del piano superiore, il cielo, come se la mano greve e stanca di un pittore che muore davanti al suo quadro avesse d'un tratto macchiato tutta la tela con una pennellata involontaria, che dall'alto scende verso il basso, si univa all'altro in un'orgia a due, in uno scambio di spruzzi d'acqua che tendevano l'uno verso la dimensione dell'altro che culminava di volta in volta in un rumoroso orgasmo, palesato dal rombo dei tuoni e dall'eterea ed impalpabile luce dei suoi fratelli, che per un attimo, solo per un attimo, schiarivano all'occhio la scena, come una lampada ad olio che solo a tratti dalla strada illumina la stanza e le sue rappresentazioni amorose, aiutata da una tenda che, con la complicità del vento, talvolta si scosta per irrorare di fioca luce artificiale i corpi degli amanti e concedere loro di guardarsi finalmente negli occhi...e così come le piante sulla terra, gli scogli, inesorabilmente condannati a subire gli sbalzi d'umore del dio Nettuno, si lasciano sfracellare dalle onde, simili ora a cani rabbiosi affamati di carne. Ed io, nè del cielo, nè della terra, nè del mare, osservo tutto questo e non aspetto altro che tornare a casa per scriverne...
20 juillet

Uno squarcio tra le nuvole

Da giorni lo slancio di scrivere bussava di nuovo alle porte del mio piccolo Purgatorio, eppure avevo ignorato i suoi segnali continuando a svolgere le solite, talvolta piatte, mansioni quotidiane che mi distoglievano dall'impaziente attività. Non avrei di certo immaginato che avrei ritrovato la forza di comporre in un'occasione tanto infausta quanto la morte di mia nonna Assunta: una figura parentale, legata più all'infanzia che alla giovinezza, verso la quale non ho mai provato sinceri sentimenti di affetto e dalla quale non ho mai ricevuto particolari attenzioni o calore, esattamente come accadeva con suo marito, mio nonno. Non ho mai amato i miei nonni, nemmeno quelli paterni ( conobbi solo nonno Vincenzo, entrambe le mogli morirono prima che nascessi, di cui una in circostanze inspiegabili anche dalla medicina ), eppure ricordo di aver pianto quando nonno Francesco Paolo morì, in quella notte di Agosto di tre anni fa...oggi invece non l'ho fatto...
Per loro nutrivo un sentimento di affetto abbastanza sterile, talvolta convenzionale e scontato, confermato dalla sensazione di non sentirne la mancanza quando non mi erano vicini: andare a casa loro in occasione delle feste o nelle domeniche pomeriggio era una gioia solo perché sapevo di poter riassaporare, per poche ore, l'aria, i profumi, i sapori e le atmosfere tipiche della campagna in cui vivevano, dominata, sullo sfondo, dall'azzurro pallido del Mar Adriatico, dai binari della ferrovia, acquattati oltre le siepi incolte che costeggiano la strada statale, e dal vecchio orfanotrofio, luogo terribilmente macabro e straordinariamente attraente per il sottoscritto, del quale mi divertivo spesso a contare in lontananza i comignoli, in barba alla leggenda secondo la quale è impossibile farlo perché il loro numero risulta essere di volta in volta diverso, appoggiato al parapetto del cortiletto di zia Maria.
Ora che anche mia nonna non è più di questo mondo, si chiude un altro capitolo della mia vita: é ormai volta al termine l'epoca ventennale dei pranzi di Natale e di Pasqua, della festa della Madonna di Punta Penna, dei soldi estorti con l'impazienza di un esattore in occasione delle ricorrenze più importanti ( promozioni e diploma compresi ), delle visite domenicali...si chiude insomma una pagina della mia esistenza a cui ero legato in maniera talmente maniacale da temerne la fine già da tempo: ora che tutto ciò è successo, ho nostalgia di luoghi e situazioni che già dalla morte di mio nonno erano avevano cominciato a logorarsi e scolorire, per poi sciogliersi del tutto come carta sotto la pioggia.
E' vero, sono scomparse le persone, i luoghi invece sono sempre lì, ed io anche...ma niente più sarà come lo era una volta: anche se ci ritrovassimo tutti di nuovo lì per le feste ( situazione men che mai improbabile ) e qualcuno cucinasse gli stessi manicaretti con cui nonna ha per anni deliziato il mio palato, niente avrebbe lo stesso sapore, neppure se profondesse la massima cura ed il più smodato amore nel farlo...non credo che nonna cucinasse volentieri, eppure gioivo sapendo che l'avrebbe fatto per noi...perché tutto, in "quelle" occasioni, assumeva un'aura che mai nessun luogo in città ha saputo trasmettermi.
In quella vecchia casupola ormai all'abbandono è rimasto solo il mio arcigno e solitario zio, destinato, temo, ad un futuro tutt'altro che roseo, irretito com'è nella sua scontrosità, per cagione della quale non ha mai intessuto cortesi rapporti con anima viva, nemmeno con la sua famiglia.
A rovinarlo fu, credo, la fine di una vecchia storia d'amore con una ragazza francese, consumatasi quando ero ancora un neonato ( o forse non ero ancora nato? )...nonna era l'unico a difenderlo, anche quando aveva torto, ma ora non più.
Forse oggi, per la prima volta, ho provato davvero pena per lui: dev'essere sconvolgente tornare a casa e trovare tua madre con il volto a terra, senza vita...se ora mi trovassi davanti a lui, non saprei cosa dire, nè riuscirei a guardarlo negli occhi...credo che nel lasso di pochi secondi abbia scontato tutto il rosario di piccole grandi mancanze che ha sgranato nel corso dei suoi anni di vita.
Un pensiero freddo e materiale mi ha trafitto il cervello oggi pomeriggio, dopo aver appreso della morte: dopo aver passato settimane intere a compiangermi e crogiolarmi nelle mie afflizioni, questo evento è penetrato nella mia vita in modo talmente inaspettato e repentino, eppure tanto tempestivo, dal lasciarmi credere che io abbia l'obbligo di affibiargli una valenza particolare, e non dettata dalla pura fatalità...HO DAVVERO IL DIRITTO DI IMPORRE UN NUOVO LUTTO ALLA MIA FAMIGLIA TOGLIENDOMI LA VITA COME AVEVO PENSATO DI FARE? La domanda è retorica, quanto scontata la risposta...
Leggere lo sgomento sul viso sconvolto di mia madre, esagitata e nervosa, mi ha fatto soffrire più che apprendere della morte di mia nonna...il pomeriggio è stato pervaso da una pesante atmosfera di angoscia e vuoto, placata solo dalla visita di Lorenzo che, ovviamente, nei momenti più difficili non si è mai tirato indietro per essermi vicino...mentre scrivo, immagino la scena in quella casetta di campagna: mia nonna, distesa sullo stesso letto nel quale sprofondavo assopito ed ozioso dopo i pranzi, pronta, nel suo abito nuovo, per l' ultimo viaggio, e tutti gli altri intorno a lei.
Non l'ho nemmeno salutata...l'ultima volta insieme a lei è stata qualche settimana fa, quando le portai le sue medicine: era seduta, debole e flemmatica, sulla sedia di plastica bianca appena fuori dalla porta, vestita di nero...Domenica ha anche chiesto di me, e solo ora l'ho saputo...non ho il coraggio di entrare in quella casa e vederla morta, nè di vedere qualcuno che piange...il mio ultimo regalo per lei è stato un rosario rosso profumato di rose, comprato anni fa a Roma, che ho dato a mia sorella oggi affinché lo deponessero nella cassa. Spero che Dio abbia pietà della sua anima e le perdoni gli sbagli che, forse, il suo ultimo calvario le ha permesso di redimere.
 
Fine
 
 
 
16 mai

Pseudo-Automatismo n° 1

E' passato ormai un anno da quando scrissi questa poesia...questa sera, un amico, appassionato di scrittura come me, mi ha confidato di averla conservata ( é la poesia più bella che abbia mai letto, mi ha detto ), a differenza del sottoscritto che, per dimenticare quel periodo orrendo, l'aveva fatta sparire...eppure più volte, nel corso di questi 12 mesi, avevo ripensato a quei versi, scritti isolatamente, senza un prima nè un dopo, dopo una notte insonne passata a mangiare e dare di stomaco ( vivevo il pieno della bulimia ), e spesso ho desiderato rileggerli, riaverli tra le mani...il destino mi ha fatto questo regalo stasera, e voglio condividerlo con te e con il nostro blog. Eccotela:

Pseudo-Automatismo n° 1

 

 Stremato dalla lotta contro gli spettri del giorno,

terrorizzato e beffeggiato dai fantasmi notturni

che al mio torpore non rendono grazia,

mi levo dal mio fittizio giaciglio…

Farcisco me stesso ma sono fuori da me stesso,

mi osservo, mi giudico, impotente come un esercito

che lotta contro di sé,

e a capo chino spezzo le mie membra,

umilio il mio ego…

E’ghigliottina che fa di mente e corpo

due mondi distinti e straordinariamente fusi e confusi,

è ghiandola che non

secerne che dolore e atti infausti,

occhi imperlati di lacrime artificiali…

Massima potenza e totale annullamento nella notte,

sparatoria di sensi durante il giorno…

Vedere le ossa consumate dalla carne,

come una candela che arde a ritroso,

frustrazione perversa e volontà involontaria,

persecuzione maligna, viscida come un ramarro,

impetuosa come la mia inquietudine,

indistinta come questi versi che

scompaiono alla luce del giorno…

quest’oggi la salvezza, o forse la perdizione…

14 Maggio, meriggio

 

15 mai

Movida

E' stata una serata bellissima in compagnia di Nicola e Leo: loro non si erano mai visti prima, ma ci siamo trovati ben presto affiatatissimi...pizza in un locale, stile ranch, nelle campagne limitrofe, tour in auto...meta: lungomare di Casalbordino Lido, a circa 12 km da Vasto. Durante il viaggio, Nicola ci aveva detto che ad Ibiza è abitudine dei giovani parcheggiare le auto, pompare la musica a palla e ballare sui marciapiedi...e così, visto che l'unico pub indigeno era a corto di posti a sedere, ho proposto di attrezzare una piccola discoteca casereccia sul mare. Disponevamo di tutto ciò che serviva: un'auto, una radio, musica e tre scatenatissimi ed annoiati giovincelli, vittime del sabato sera di provincia. Parcheggiata la macchina sul lungomare, pompata la musica presa a caso dalle varie stazioni radio o dalla compilation Afro inserita nel mangianastri, abbiamo dato sfogo ai nostri alter-ego di danzatori della notte, ballando come pazzi sul muretto. Nell'ordine, da sinistra a destra: Leo, Nicola al centro ed infine io, su una colonnina accanto alla quale si slanciava un lampione, ormai diventato il nostro improvvisato palo per la lap-dance. Io forse ero il più scatenato: volteggiavo intorno al palo, salivo, scendevo, muovevo le mani, gridavo come se fossi il più sguaiato dei vocalist...e loro insieme a me...le macchine passavano davanti a noi, le comitive ci guardavano con gli occhi sgranati, ma a noi non importava nulla...per quanto casereccio fosse, in quel momento era divertimento allo stato puro...poco prima di andar via, Leo ha fatto posare una lucciola sulla sua mano, che ho poi fatto passare sulla mia: l'ho guardata, tenuta tra i palmi chiusi a mò di capanna e poi liberata nel cielo, affinchè continuasse a splendere...stremati, dopo 2 ore di danze scatenate, abbiamo abbandonato, con grande dispiacere del sottoscritto, il lido, per spostarci sul litorale di Vasto. Sigaretta e capatina all'orfanotrofio abbandonato ( quello della foto in bianco e nero ), ovviamente non prima d aver discusso brevemente sulle tante e più o meno credibili dicerie su quel posto tanto ambiguo ed angoscioso: avviandoci per raggiungere la meta, chiedo a Leo e Nicola di chiudere le sicure dell'auto, la prudenza non è mai troppa...dopotutto, si tratta di un luogo sperduto dove, a quanto pare, si ritrovano di notte gli adoratori di Satana...per raggiungere l'edificio, bisogna percorrere la statale procedendo verso Nord e svoltare poi su una stradina all'altezza del bivio per Vasto; una volta imboccata la strada, c'è un sottopassaggio, oltre il quale, sulla sinistra, inizia il viale costeggiato di pini marittimi che conduce al cospetto della cancellata del palazzo, ora chiuso da una sbarra di ferro che impedisce l'accesso. Subito dopo il sottopassaggio, vediamo davanti a noi una macchina in sosta proprio all'imbocco del viale, una Ka grigio-metallizzato, luci interne accese, e dentro una coppia di tipi strani: una specie di dark con i capelli neri, come il vestito, e la pelle cadaverica e accanto a lei un capellone, entrambi con un'espressione allucinata. Appena li vedo, ordino a Nicola di fare immediatamente retromarcia: lui, con un'espressione turbata, mi dice " Stanno facendo un rito satanico, lei tiene tra le mani un santino, un'immagine, l'ha baciata "...io, impressionato, getto uno sguardo ai due, assolutamente indifferenti alla nostra presenza, e noto che effettivamente lei stringe tra le mani qualcosa che entrambi guardano, stando l'uno attaccato all'altra...ma non è il caso di indagare, e andiamo via...ed eccomi qua...tornando, speravo di leggere qualcosa di tuo, o per lo meno d trovarti collegato, ma purtroppo non ho ricevuto nè l'una nè l'altra sorpresa. Mi chiedo cosa tu stia facendo in questo momento: da te ormai è quasi sera, sabato sera, e ti starai preparando al divertimento d cui oggi ho goduto finalmente anch'io...posso dire di non aver pensato a nulla per qualche ora, ad eccezione di te...le lucciole di Maggio sono sempre lì a ricordarmi che esisti...Tua luccioletta...

12 mai

Sciarada...russa

The day has come...continuo a fumare e a fissare quel libro che per tanto tempo ho ignorato ed ora sembra quasi volermi sbeffeggiare...cerco di trovare una spiegazione a tanto disinteresse da parte mia: forse mi sono cullato troppo nella convinzione di sapere già tutto ( c.f.r Vacanza studio in Russia ), il che è un errore imperdonabile xkè un briciolo d'umiltà nn guasta mai, o forse, e più semplicemente...sono arrivato al punto di fregarmene, di non stare più in ansia da una settimana prima, di non aggiungere più tensione alla tensione. Mi sono ripromesso di fare un ultimo, "decisivo" scanning della grammatica durante il viaggio, per poi sedermi in aula, sulla mia sedia, vocabolario alla mano, e affrontare la prova, senza pensare troppo al come e al perché...comunque vada, ne trarrò una lezione ( ma non prima di essermi sorbito gli sbraiti di mia madre...)...del resto, non credo ( o almeno spero :O ) ci saranno molte persone che ne sappiano più di me...non mi interessa nemmeno conseguire un voto alto...l'importante è, dopo l'esame,aggiornare il "sistema" deletando la voce " Russo I scritto ", tutto qua...probabilmente molti altri si staranno consolando pensando che si potrà copiare ( "frase tipica di ogni student" )....MA COPIARE A CHI? A me forse? La gente dovrebbe cominciare a fare più affidamento sulle proprie capacità personali, o quantomeno sulla propria fortuna, piuttosto che succhiare quelle altrui ( eheh troppo comodo dire che l'esame è andato a rotoli per colpa del vicino che, bastardo, sapeva tutto ma non ha passato nulla! )...mmm, mi meraviglio di me: riesco a scrivere con discreta lucidità nonostante siano le nove del mattino e abbia un sonno bestia...l'unico pensiero che mi consola è che oggi comincerò, in scala ridotta s'intende, il trasloco: ripoterò qui a casa le tante piccole cose che mancano alla mia stanza per essere un nido perfetto, più di quanto non sia di già...quante volte dovrò ringraziare L. per avvermi accompagnato in macchina oggi? Tante, tante...mi ha salvato dalla rovina più di una volta e non aspetto altro che fare qualcosa di grande per ricambiare...tempo al tempo...a te mando un bacio e quanto di meglio si possa desiderare per cominciare al meglio una nuova giornata...Ti immagino addormentato ( probabilmente ti sei coricato non troppe ore fa ), sul tuo letto, nella stessa stanza che mi hai mostrato in cam e con quel video stupendo...mi sto affezionando agli angoli che ti fanno da sfondo ogni volta che ti vedo, e ancora di più a te...Ciao baby, vieni ;) Wanna hug you...Tebja zeluju moj schenok, poka...:* ( e non mangiare troppe Crrrrreps --> NB da pronunciare con un tenerissimo accento maccheronico :P )...un bacio pieno di ehm...sonnolenza

P.S Sto riguardando i video...avevo voglia di vederti e di sentirti...

Apologia capovolta di un amore malato

Quante volte, in questi mesi, ho provato a sbattere le ali nel tentativo di sollevarmi da terra? A meno che non mi metta a tavolino per cercare d tenerne il conto, non riesco a ricordare...dopo l'ultima VERA storia d'amore ( purtroppo, era amore solo per il sottoscritto ), credo di aver fatto a me stesso quel regalo che da troppo tempo attendeva di essere scartato...forse, pensandoci bene, Civitanova ha tirato fuori non solo il peggio d me, ma anche il meglio: finalmente, forse per la prima volta nella mia, talvolta dissoluta, talvolta disordinata, vita, ho gratificato seriamente il mio ego atteggiandomi, in modo talvolta discutibile, a "selezionatore di personale "...presa coscienza di aver dedicato, in 4 anni, troppo tempo a troppo persone immeritevoli anche di una pur minima briciola della mia considerazione ( non che valesse oro, ma son pur sempre un essere umano con un'anima che resta segnata da certi eventi ), ho cominciato a scavare nel profondo e a sondare la superficie delle persone che intendevo frequentare...purtroppo sono un inguaribile romantico, la vita da single non è fatta per me, ma è pur vero che, se devo dividere il mio tempo e la mia anima con qualcuno, dev'essere la persona giusta...le conoscenze si sono susseguite, l'una più infruttuosa dell'altra: fuori uno, fuori due, fuori tre...nessuno era abbastanza per me...ero diventato davvero ciò che non ero mai stato...una persona "selettiva"...la gente continua a chiedersi perché le storie d'amore durino così poco, ed io, finalmente ho svelato l'arcano: tutto viene dato troppo per scontato...sembra che, superata la barriera del primo incontro, presa coscienza che l'altro sia fisicamente appetibile, il grande sia fatto...che il fatto di piacersi basti a far automaticamente frequentare due persone...ed invece no! La verità è un'altra: la fisicità può essere un incentivo ( di non indifferente importanza, sia chiaro ) a voler approfondire la conoscenza dell'altro, ma non l'unico termine di riferimento...ma sono in molti a non averlo capito...continuando così ad accumulare relazioni ( o pseudo-relazioni ) reali e/o mentali ( in questo mondo si lavora troppo di fantasia ) con le persone più disparate, con soggetti con i quali non si ha nulla in comune sennon l'orientamento sessuale...ed è così che, esauritasi la curiosità di scoprire il piacevole corpo dell'altro, si acquisisce la consapevolezza di avere ben poco in comune a livello intellettivo..e la storia naufraga...perché, invece, non cominciamo a conoscerci meglio prima di dire " Stiamo insieme "? In questo modo è probabile che il nostro carnet di storie sentimentali languisca di più, ma senza dubbio apprezzeremo maggiormente quella persona che, tra tante incompatibili, è quella giusta per noi, quella in nome della quale abbiamo scartato tutto il resto, quella che immaginavamo timidamente ma che non avevamo mai avuto la fortuna di incontrare...sinceramente a volte provo vergogna nel ripensare a me anni fa, immagine riflessa, sotto alcuni punti di vista, delle stesse persone di cui ora critico gli atteggiamenti, ma allo stesso tempo mi consolo pensando che aver acquisito tali consapevolezze a 21 anni sia quanto di meglio potessi cavare dalle pessime esperienze che ho vissuto...ed è per questo che dico GRAZIE a chi mi ha concesso di viverle...a chi mi ha dato il nutrimento per crescere...è vero, sono stato molto abile nel rendermi la vita impossibile, nel buttare anni al vento e alle ortiche, nel riporre speranze in gente senza cuore nè cervello, nel far soffrire persone che non lo meritavano affatto...eppure, sento che è giusto così, che tutto rientra in un piano precostituito, in un domino astratto in cui ad ogni pezzo che cade segue un altro, e un altro ancora, e ancora...talvolta penso che credere nel destino sia prerogativa degli inetti, ma poi capisco che in realtà ci sono eventi talmente fortuiti ed inspiegabili che non li si può attribuire sennon al fato, alla fortuna ( o anche alla mala sorte )...gli eventi recenti che hanno investito la mia vita, ultimamente così passiva ed incolore, ne sono una dimostrazione...io lo so, LUI lo sa...e questo è sufficiente, non necessito di conferme da nessuno...sennon dagli eventi...imbattersi per puro caso con una persona, perfettamente sconosciuta ed anonima, con la quale riesci a parlare di tutto per ore ed ore, senza mai provare noia nè stanchezza, non è forse un qualcosa di inspiegabile? Nessuno ha cercato nessuno, nessuno ha forzato la mano, nessuno ha dato per scontato di trovare ciò che stava cercando...eppure eccoci qui, eccomi qua...illuminato, rasserenato, immerso in un sogno ma non ancora sufficientemente assopito, capace di attribuire un valore nuovo ad ogni piccola cosa, perfino ad una lucciola che svolazza per i boschi o ad una parola che, detta da qcn altro, non mi avrebbe fatto il minimo effetto...ora gli altri mi danno tedio, non dedico a loro qcs in più di 10 minuti...ma non perdo d'occhio i miei punti fermi...e non perdo d'occhio te...è scoccata la mezzanotte: è finito il tempo di dire " tra una settimana ho l'esame, domani ho lo scritto di russo"...adesso posso dire che " oggi ho l'esame di russo...oggi, tra 13 ore, a 200 km da casa mia...il libro è ancora lì...l'ho aperto? No...il mio cuore anche è ancora qui...l'ho aperto? SI...

11 mai

Grazie ( dedicato a M. e V. )

Mi sento in dovere di rettificare quello che ho scritto sull'ultimo intervento perchè ho capito di aver commesso una grave mancanza...è vero, Civitanova mi ha devastato, l'ho odiata e la odio, ma non posso dimenticare e non ringraziare due persone che con la loro spontaneità e il loro vigore mi hanno sostenuto in questi mesi rendendo le cose un pò più semplici, meno insostenibili insomma...sto parlando di M. e V., entrambi conosciuti per caso in un ambiente, quello dell'università, più freddo e distaccato di quanto mi aspettassi: di M. conservo tanti bei ricordi, di V. ancora di più perché ho vissuto, mio malgrado, molte più esperienze con lei...ricordo ancora il giorno d'estate in cui io e N. ci recammo all'università per consegnare la domanda d'iscrizione: eravamo seduti, come molti altri, lungo le scale che collegano i vari pianerottoli dell'edificio, e, proprio davanti alla porta, c'era M., con uno sguardo smarrito ed un tantino imbarazzato...l'avevo notato subito, da subito avevo capito che c'era qualcosa in comune tra di noi, presagio che dopo qualche tempo si sarebbe materializzato...di lui ricordo le prime lezioni di russo, la sua faccetta simpatica e sconvolta di fronte a quell'idioma incomprensibile che studiava per la prima volta, le ripetizioni nel parco sul lungomare, gli esercizi sull'alfabeto...e poi la scoperta di essere accumunati da qualcosa di cui sospettavamo l'uno dell'altro, ma che non avevamo avuto il coraggio di dirci...e che ci ha legati ancora di più...ricordo gli inviti ad uscire, puntualmente declinati ( grrr ), gli appuntamenti sotto al comune per andare a lezione, i sospetti di piacergli, le noiosissime lezioni di inglese tenute da una copia post-moderna di Ringo Star costantemente evitate o lasciate a metà, il cellulare grande tanto quanto il suo corpo minuto, i capelli sempre ordinatamente sconvolti, le sue piccole confessioni, le chiacchierate in cui gli parlai di me e d quanto e xkè soffrivo in quel periodo, i suoi consigli, la sua espressione esterrefatta di fronte alle mie storie, la lettera che gli scrissi per raccontargli della mia vita e che paragonò ad "un film" ( questa frase non credo la dimenticherò mai ), il suo sdegno nel parlare e nel sentirmi parlare di D., persona che detesta pur senza conoscerla, le sue risate e le mie di fronte alle nostre battute lungo i corridoi dell'università che in molti non capivano o non interpretavano a dovere, le nostre frecciatine acide da vere e proprie suocere, i suoi insulti scherzosi sul mio profilo ( ricambiati, ovviamente, come si deve :P ), i progetti di lavoro per il futuro ( pulire i cessi o battere il marciapiede, questo è il dilemma ), la sua passione per una musica che non capisco quanto lui e il suo odiare gli mp3 che gli spedivo nella speranza che gli piacessero, il nostro atteggiarci a madonne addolorate in occasione di esami che puntualmente non daremo, la sua prima visita nella mia nuova casa...e la faccina triste quando ha saputo che non avrei più vissuto a Civitanova...le belle parole che mi ha scritto dopo aver letto il mio blog...e ( questo è il ricordo più bello ), il msg che mi spedì per scusarsi di non essere stato abbastanza presente...hai saputo dimostrarmi grande affetto e grande dignità, senza sforzarti nè fingere, guadagnandoti così il mio affetto incondizionato...ricordo tutto di te, M., sappilo...e se scrivo di te è xké ho capito di non averti resto giustizia con il mio primo intervento...in quanto a te, V., sei stata la mia unica vera amica in questi mesi a Civitanova: impiegherei ore per ricordare tutto quello che ci siamo detti...dunque, ti ringrazierò solo per esserci stata per quanto hai potuto: grazie per tutto quello che mi hai confidato sulla tua difficilissima storia d'amore, sulla tua vita familiare, sul tuo passato, sul futuro che vorresti...grazie per essere stata l'unica che ha condiviso con me la passione per la cucina macrobiotica, che mi ha ascoltato, espresso pareri da DONNA, e non da ragazza, spronato a perservare con la sua grinta, la sua voglia di riuscire, la sua umile ambizione, telefonato non solo per sapere " cosa avevano spiegato a lezione ", ma per informarsi su cosa stessi facendo e su come stavo...ti ringrazio anche per tutte le volte che mi hai buttato giù dal letto alle otto e mezza di mattina suonando al mio campanello ( :P ), per avermi fatto parlare con il tuo ragazzo, per aver parlato di me a lui e alla tua famiglia, per aver fatto tante proposte per movimentare le nostre serate un pò piatte, tutte, purtroppo, mai realizzate, per avermi offerto così spesso le tue marlboro light ucraine, per avermi fatto ridere con le tue battute in spagnolo quella volta in chat all'internet point e con le storie sul prof. A. che tanto ti piaceva ( ricordi lo scherzo al telefono e le risate alla faccia di quelle pesciarole che sbraitavano alle due di pomeriggio sotto casa mia? ), per esserti addormentata accanto a me quel pomeriggio che eravamo entrambi così stanchi, per avermi portato con te in giro per negozi per consigliarti su cosa comprare per essere più bella di quello che sei, per quella mattina al caffè La Ternana in cui ci confidammo per la prima volta e ti raccontai di me, per i tuoi messaggi immediatamente successivi alla mia confessione, pieni di affetto e di voglia d coltivare la nostra amicizia, per la tua discrezione non appena hai saputo che me ne sarei andato, per il tuo essere come sei...grazie a tutti e due, anche per quello che non c'è stato...dimenticherò Civitanova, se potrò, ma non dimenticherò mai voi due: non è un addio, è solo un arrivederci...un saluto pieno di speranza, pieno di voglia di rivederci di nuovo insieme, di non perderci di vista, di fare o diventare quello che sogniamo, di trovare ognuno ciò che stiamo cercando...che si tratti di amore, di realizzazione professionale o semplicemente di felicità, vi auguro di cuore di trovare ciò per cui credete valga la pena di vivere...e auguro la stessa cosa a me...vostro, sappiatelo, Vincenzo...Vi voglio bene...

10 mai

Pensieri automatici di una sera di Maggio

Maggio è il mese che tra tutti prediligo: i suoi colori, i suoi profumi, il suo sbocciare fanno precipitare tutto in un'atmosfera che ha del fiabesco, del soprannaturale...sere fa, tornando da L., abbiamo attraversato in macchina un viale di campagna, poco distante dal cimitero di guerra inglese, costeggiato da una radura piuttosto fitta, dove, così mi è stato detto, sono solite ritrovarsi in convivio le lucciole, in quelle sere di primavera umide di rugiada e a metà tra questo mondo ed un altro che non è dato conoscere: improvvisamente, ho immaginato me stesso tra quegli arbusti, in penombra, mezzo rischiarato dai raggi lunari, circondato da quelle lucciole, che, come stelle precipitate sulla Terra senza spegnersi, mi volteggiavano intorno, unitamente alle meno attraenti, ma non per questo meno magiche, farfalle notturne nervosamente guizzanti, conferendo a me una parvenza di divinità e a quel trambusto di erbacce ed alberi secolari l'aspetto di un giardino dell'antica Grecia. Un'immagine di assoluta perfezione, un'apoteosi di voluttuosa evasione dal reale, una riproduzione verosimile dell'assurdo, una torre d'avorio di piacere: ora, nel buio della mia stanza, appena rischiarata dalla luce fioca di una lampada dozzinale e dal baluginare irregolarmente stabile e piatto del mio computer, odorosa di tabacco, immersa in un silenzio cadenzato solo dal battere dei tasti, vorrei poter riprodurre quella stessa senzione di pace...se osassi affacciarmi alla finestra, probabilmente lo slancio di gettarmi nel vuoto, tra le braccia dell'aria fresca e piacevole di Maggio, prenderebbe il sopravvento sul mio raziocinio frustrato: sullo sfondo, i campanili del centro storico, i pini del Belvedere, le stesse luci artificiali e, più o meno, le stesse case che da sempre, da quando ne ho memoria, sono lì, stabili e sempre pronte a ricordarmi che questa, solo questa, è la mia casa...resto dunque seduto qui, su questa sedia sgangherata, dozzinale non meno della lampada, ma pur sempre parte di un passato che mi ostino a non voler dimenticare. Ho l'abitudine di associare le canzoni alle persone e agli eventi e così alcuni oggetti alle fasi della mia vita, a seconda dell'importanza della quale li ho di volta in volta rivestiti: la mia sedia, questa sedia, ha sostenuto il mio corpo anoressico e denutrito quando per la prima volta avevo un computer e mi accostavo ad un mondo fino ad allora ignoto, e poi ancora per anni, subendo con pazienza le mie variazioni di peso, i miei valzer in giro per la stanza, le vessazioni di un Nicola che troppo spesso ha l'abitudine di librarsi i bilico quando sta seduto...ed è ancora qui, a fare il suo dovere, a sorreggermi davanti a questo computer, a questa web-cam, a questa parete così anonima, a questa scrivania: eccolo, l'angolo più privato del mio cosmo, quello che mi ha visto piangere, ridere, arrabbiarmi, gioire, ingozzarmi o smaniare dalla fame, segnare i numeri di telefono di perfetti sconosciuti incontrati in chat, fumare in una notte intere piantagioni di tabacco, quello che in tanti hanno intravisto occhieggiando dalla mia web-cam, attraverso la quale mi concedo, seppur di rado ( ed in questo periodo ad una persona per me speciale, quasi fondamentale ) agli sguardi indiscreti degli utenti del web. Ed intorno a me, il mio nido, la mia stanza, così semplice e allo stesso tempo così pretenziosa, con i suoi libri accatastati come se fosse la piccola stamberga di un intellettuale, le sue pareti giallo-paglierino tappezzate di icone russe, il suo disordine sragionato, il suo orologio a lancette spento...non so nemmeno io perché sto scrivendo tutto questo, eppure, facendolo, provo una sensazione di sollievo che mi aggredisce solo quando mi coccolo nelle attività che mi fanno star bene, nelle quali mi sento padrone incondizionato del mio cervello e del mio tempo: se non avessi conosciuto te ( TU sai che sto parlando con te ), forse questa accozzaglia di assurdità nemmeno esisterebbe, e per questo ti dico GRAZIE. E' a te che dedico questo blog, è a te che dedico la mia ritrovata gioia di scrivere, anche quando c'è poco d cui disquisire, è a te che dedicherò un pensiero ogni volta che gratificherò il mio ego scrivendo...non posso far altro per sentire te più prossimo e io meno alienato, meno in balia dei pensieri che, come sai, mi rendono la vita impossibile. GRAZIE. Dedicato a T.